..FotografiadiNatura
VALSAVARENCHE, VAL DI RHÊMES E VALGRISENCHE
Era l'estate del 2003. Portavo con me la mia prima reflex, una Canon EOS 3000N con lo zoom 35-80. Caricata a pellicola, naturalmente. Non ero mai uscito in montagna con una macchina fotografica: l'avevo ricevuta in regalo poco tempo prima. Non sapevo neanche cosa fotografare, sinceramente. Avevo in mente le foto di John Shaw e di altri famosi fotografi naturalisti.
Sorvolo sul risultato di quell'unica pellicola negativa che ho scattato in vita mia (in seguito ho sempre usato diapositive). Ma una cosa era certa: ero nel Parco del Gran Paradiso e dovevo riprendere almeno una marmotta. Seguirono patetici appostamenti, un paio di inseguimenti, molta teoria, ricerca ossessiva di habitat frequentati da tali roditori. Ne uscì un punto indecifrabile in un fotogramma grigio di roccia che rappresentava una grigia marmotta indistinguibile nel grigiume. Terminò la vacanza e le uniche marmotte che riportai a casa furono quelle di una cartolina acquistata con sarcasmo da Laura, con cui viaggiavo, in cartoleria.
Trascorsero sette lunghi anni. Nascosta nelle trame del subconscio, quella marmotta è sempre stata nel mio mirino. Era tempo di riprendere la caccia...
Innanzitutto: documentarsi. La zona evidenziata, in Valle d'Aosta, racchiude le tre valli immediatamente a Ovest del Gran Paradiso: la Valsavaranche, la Val di Rhêmes e la Valgrisenche. Pare che la zona sia infestata da marmotte. Benissimo, direi...


27 Giugno 2010 - Eaux Rousses - Rhêmes-Notre-Dame

Si parte da Eaux Rousses. Si arriva a Rhêmes-Notre-Dame. 1340 metri di dislivello, attraverso il Col d'Entrelor. Il percorso è tappa della famosa Alta Via numero 2, che insieme alla 1 attraversa l'intera Valle D'Aosta sopra alle sue montagne. Il nostro progetto è meno ambizioso, ma comunque impegnativo. Ci attendono sei giorni di marcia, che attraverso un percorso ad anello e 5 rifugi ci ricondurranno a Eaux Rousses.
Il sole sta arrivando al fondo valle proprio verso le 8, quando lasciamo l'agriturismo Lo Mayen a pochi passi dall'imbocco del sentiero e ci avviamo seguendo i segni gialli che indicano chiaramente la via. In testa, ancora il sapore dei deliziosi formaggi assaggiati la sera precedente. Sulle spalle, il pesante zaino gravato dall'attrezzatura fotografica. Questa volta, dalla mia parte, ho un po' d'esperienza in più e un 500mm a disposizione. I roditori non avranno scampo... ;-)
Distrattamente, procediamo a zig-zag attraverso un bosco di larici e abete rosso, badando a risparmiare energie che ci serviranno di lì a poco. Allungo un poco il passo, per lasciare indietro Gianluca e poter provare la ricezione delle nostre radio nel bosco: ineccepibile. Per tale motivo, sono solo quando esco dagli alberi su di una piccola radura poco sotto al pianoro di Orvieille. Un rumore, poi un'ombra, si palesano poco di fronte a me, richiamando la mia attenzione. Non posso crederci, siamo appena partiti e già una marmotta mi saltella davanti spaventata... Si ferma poco più avanti, tra le rocce, accanto al sentiero. Lentamente abbasso lo zaino, apro lo scomparto dell'attrezzattura, monto il teleobiettivo e inizio ad avvicinarmi lentamente. Ora sembra più confidente, rimane sopra ai sassi finchè il richiamo di un suo simile non la fa rizzare in piedi, e involare. Ancora straiato sull'erba, guardo il display della macchina: poco meno di un'ora di cammino, e finalmente ho una marmotta a fotogramma pieno.
Come molto altro intorno a me, il fatto sottolinea quanto cambino le cose, col passare degli anni: ciò che era difficile, diviene facile; ciò che era facile, difficile.
Nel frattempo Gianluca mi aveva raggiunto, e osservava compiaciuto la scena, poco distante. Non ci rimane che riprendere il cammino, verso il Colle.
La mia prima marmotta, una vecchia sfida ora risolta... ;-)
Dopo poche centinaia di metri, sbuchiamo infine nel pianoro di Orvieille, un luogo calmo e spazioso che ospita una delle cinque case di caccia fatte costruire dal Re Vittorio Emanuele II nell'800, insieme ad altre due o tre marmotte che scorrazzano piacevolmente tra l'erba (queste non le ha fatte costruire Vittorio Emanuele...). Decisamente troppe, ora... Proviamo a ritrarle per qualche minuto, senza ottenere nulla di buono. Proseguiamo quindi per il Lac Djouan, ammirando alla nostra sinistra l'imponente Gran Paradiso, e il poco distante monte Grivola. Siamo al lago giusto in tempo per fare merenda. In piena tabella di marcia. Riusciamo già a vedere il Colle sopra di noi e ne pregustiamo la discesa, all'insaputa di quel che ci aspetta. Nelle acque del lago, si specchia la Grivola, ma l'inquadratura migliore non è per lei, bensì per un anonimo monte 90 gradi a Nord rispetto a essa...
Il Lac Djouan, fa da specchio alle vette ancora sporche di neve che lo circondano...
Dal lago in avanti, inizia il calvario. Alcuni nevai, lingue di neve ultima a sciogliersi, tagliano il sentiero rendendolo insidioso e spesso facendone anche perdere le tracce. Il caldo inizia a farsi sentire, e procedere sulla neve non è semplice. Più in alto, il sentiero scompare e lascia il passo a strati di neve compatti. Impieghiamo una vita, quasi due ore, per arrivare al Col d'Entrelor, dove possiamo consumare il pranzo. Ma il primo tratto di discesa presenta difficoltà ancora maggiori. Il sentiero scende a serpentina tra le rocce, e anche qui c'è neve ovunque, e fango, scivoloso. Il pendio, inoltre, è molto più ripido e pericoloso, poichè ci sono spuntoni di roccia tutt'intorno, a pochi centimetri. Bisogna continuamente inventare il passaggio, procedere con calma. Ma non è facile, quando si è stanchi e snervati...
Fortunatamente poco più in basso la neve svanisce, e un paio di branchi di camosci ci riportano un po' di allegria. Una lunga discesa conduce finalmente a Rhêmes-Notre-Dame, dove abbiamo una camera prenotata.
Da uno sguardo alla cartina, scopriamo che l'indomani dovremo nuovamente affrontare un colle a circa 3000 metri di altezza. Sarà innevanto anche quello. La conferma, dura da digerire, arriva dal gestore del rifugio Chalêt de l'Epée, nostra prossima meta. Il colle Finestra è già di per se abbastanza scosceso, e in più c'è la neve. Si può fare, ma è piuttosto pericoloso.
Dopo parecchio rimuginare, siamo costretti a optare per qualche alternativa...

28 Giugno 2010 - Rhêmes-Notre-Dame - Rifugio Chalet de l'Epée

Il mattino inizia presto, intorno alle 6. La stanza delle colazioni è deserta. Un paio di thermos ci aspettano dalla sera precedente. Un tipo di mezza età, non troppo anziano, col l'aria di chi la sa lunga, ci ha spinto a rinunciare all'attraversamento del passo. Ci ha convinto facilmente, forse perchè stava partendo per le Galapagos, forse perchè ci stava provando con una sessantenne single, pure con successo. Fatto sta che esercitava un certo charme :-)
L'aria è triste e grigia, mentre aspettiamo il bus di linea che ci riporterà in Valsavarenche, nei pressi dell'auto. Mestamente.
Sembra che qui tutti abbiano voglia di parlare. Anche l'autista, di primo mattino, non rinuncia a scambiare due battute sul cibo, sulla montagna, sulla politica. Dopo il cambio di bus, c'è il tempo di chiudere gli occhi per qualche istante, finchè non vengo bruscamente risvegliato: siamo di nuovo all'agriturismo Lo Mayen. In auto ci dirigiamo a Usellières, da dove il ripido sentiero 9A ci condurrà al rifugio in un paio d'ore. E' giusto l'ora per il pranzo. Dopodichè, ci attende un intero pomeriggio di relax. Prima al fianco di una roccia nel pianoro sotto al rifugio, poi nel rifugio stesso, leggendo, gustando tisane e attendendo la cena.
Il tortuoso e veloce torrente che scorre accanto all'Epée (in alto nella foto), ripreso in uno dei tanti momenti liberi del pomeriggio. Risalendo il torrente, ci si avvicina al Colle Finestra, che abbiamo dovuto rinunciare ad attraversare a causa della neve (fidatevi, era minaccioso anche da questo lato, a detta dei locali il più gentile dei due ;-).


29 Giugno 2010 - Rifugio Chalet de l'Epée - Rifugio Bezzi

Tra l'Epée e il rifugio Bezzi c'è un sentiero che, intorno a quota 2500 metri, costeggia il fianco delle montagne con una vista continuamente suggestiva sulla Valgrisenche. Ci incamminiamo verso le 8 seguiti da un nutrito gruppetto di francesi capeggiati da una guida. Il lasciarli passare davanti ci farà risparmiare un bel po' di fatica nell'attraversamento dei numerosi nevai che tagliano il sentiero, ma farà si che tutte le marmotte nel raggio di due chilometri venissero inesorabilmente scacciate (dannati francesi scacciamarmotte...). In effetti, quando raggiungiamo le lingue di neve, le loro orme hanno di fatto aperto un sentiero sulla stessa, cosicché a noi non rimane che attraversare...
Il fischio delle marmotte (solo il fischio) e lo scroscio incessante dei poderosi torrenti che cadono verso valle accompagnano il nostro cammino fino a un suggestivo vallone pietroso che regala un senso di pace, nel voltarsi a guardarlo, verso l'alto. Un torrente scivola tra le rocce e lo percorre per intero, tanto da meritare una pausa e qualche foto.
Dai ghiacciai sovrastanti, cade incessante l'acqua che dà vita a questo particolare torrente che si snoda ordinatamente tra lo sfasciume roccioso.
Il resto del sentiero è ugualmente suggestivo, in particolar modo all'altezza dell'attraversamento del torrente Giasson, piuttosto impetuoso e attraversato da un malconcio ponte di legno.
E' il primissimo pomeriggio quando raggiungiamo il rifugio Bezzi, infestato da un centinaio di pargoli urlanti che tuttavia costringono i gestori a relegarci in una dependance del rifugio. Abbiamo così un appartamento con doccia per riposare fino a sera, quando appena fuori dalla porta un'impavida marmotta ci costringe ad uscire attrezzati di tutto punto. Lei, da me, non si farà fotografare, ma qualche centinaio di metri sul fianco della montagna, la posta perseverante a una tana piuttosto frequentata mi regala qualche soddisfazione.
Appostato sotto una debole pioggia, con la maglia a maniche corte (ma verde) per evitare il pile azzurro troppo vistoso, riesco dopo qualche minuto a "catturare" questa elusiva marmotta che si celava dietro alcune protuberanze terrose sul fianco della montagna vicino al rifugio...
Il tempo di cenare con la solita minestra di verdure, un ultimo scatto al bel fiume che scava la Valgrisenche e poi nuovamente a letto...
Da un ponte sulla Dora di Valgrisenche, all'imbrunire e sovrastati dal Ghiacciaio Vaudet, si gode un caldo e rilassante paesaggio...


30 Giugno 2010 - Rifugio Bezzi - Rifugio Benevolo

Con l'amaro in bocca per non poter superare il Col Bassac Déré che ci avrebbe condotto al Rifugio Benevolo attraverso i ghiacciai, iniziamo la discesa che in un paio d'ore ci ricondurrà all'auto. Seguiamo la valle scavata dalla Dora, che fragorosa ci accompagna durante il cammino.
Un laghetto appena sotto al rifugio, ci regala bei contrasti ripresi con mano tremante nell'aria mattutina non proprio afosa...
Ci seguono i muli carichi delle vettovaglie del gruppo dei francesi, che a quanto pare hanno deciso di fare il nostro identico giro negli stessi identici giorni.
Comunque, non tutto il male vien per nuocere. Lungo la discesa, una pigra marmotta evidentemente ancora appisolata, sembra non lasciarsi intimidire dal nostro lento e circospetto incedere.
Il roditore guarda intorno incuriosito. Ci mostra i suoi profili migliori, finché non sfodera lo smalto dei suoi dentoni affilati...
Una volta giunti all'auto, ripercorrendo a ritroso l'intera Valgrisenche e risalendo nuovamente la Val di Rhêmes, giungiamo al parcheggio da dove si snoda il sentiero per il rifugio Benevolo. La camminata si svolge in una valle assolutamente incantevole, fiancheggiata da alte cascate d'acqua che confluiscono nel fiume schiumeggiante che costeggiamo. L'unica pecca di questo luogo incantevole è la sua vicinanza alla civiltà, che lo rende un po' troppo frequentato (nel senso che c'erano una quindicina di persone in giro...).
E' presto quando giungiamo al rifugio. Abbiamo qualche ora per scrivere, leggere e riposare. Possiamo stupirci di fronte a una volpe che, raggiunto il sentiero, si dava da fare per mangiare di tutto dalle mani degli avventori, come piuttosto farebbe un gatto. E' sera, non manca il minestrone di verdure. Per l'indomani ci aspetta l'ultimo, ma spettacolare, giorno.

1 Luglio 2010 - Rifugio Benevolo - Eaux Rousses

Un poco abbattuti dal fallimento dell'anello programmato, affrontiamo quest'ultimo giorno con svogliatezza. Fortuna vuole, tuttavia, che in un briciolo d'iniziativa residua decidiamo di salire fino al Lac de Golette, lungo il cammino che avremmo dovuto compiere se la neve non ce lo avesse impedito. A solo un'ora e mezzo di distanza dal rifugio, superata una ripida parete che ci separa dalla valle contigua, si apre ai nostri occhi uno scenario glaciale dal fascino inatteso. Sul Lac de Golette, ancora ghiacciato per metà, si rispecchia la Granta Parei che solitaria domina il Glacier de Golette, che si spinge fin dentro il lago. La temperatura mite accompagnata da un sole duro, rende il posto gradevolissimo, meritevole di essere immortalato e goduto. Per questa ragione, farà seguito una lunga permanenza di circa due ore, che accompagnerà foto, uno spuntino e un rilassante riposino sopra la pietraia accanto al lago.
Il laghetto alpino della Golette, ancora coperto per metà dai ghiacci che quest'anno tardano a lasciar spazio all'estate...
La Granta Parei si specchia nelle acque del lago non coperte dal ghiaccio. La sua figura solitaria ricorda vagamente quella del Cervino...
E' tempo di tornare. Due ore in questa verde valle solcata dalle cascate ci riconduno all'auto, e di lì all'agriturismo Lo Mayen, dove finalmente possiamo gustare di nuovo una fontina di tutto rispetto...
In rosso, il percorso dei cinque giorni in Valle d'Aosta. In blu, quello che era l'anello previsto dal programma. In verde sono evidenziate le tappe: 1 - Eaux Rousses, Agriturismo Lo Mayen; 2 - Rhêmes-Notre-Dame; 3 - Usellières; 4 - Rifugio Chalet de l'Epée; 5 - Rifugio Bezzi; 6 - Thumel; 7 - Rifugio Benevolo; 8 - Lac de Golette.
Doveroso, come sempre, il ringraziamento a Gianluca, piacevole e (quasi) instancabile compagno di viaggio...
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