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CORSICA ROSSA, CORSICA BIANCA. (CORSE DU SUD 2010)
Corsica rossa; come le granitiche rocce di Cap Rouge e Capo d'Orto, come i tramonti infuocati sopra al mare. Corsica bianca; come il calcare di Bonifacio, la nebbia dei passi montani, gli enormi ciottoli levigati dall'incessante azione dei fiumi. Me la ricordo così, spezzata in due dai colori che si imprimono nella mente, al mattino presto, quando in moto ci si dirige verso una nuova giornata, il vento e l'aria ancora fredda risvegliano i sensi intorpiditi da una notte agitata in tenda, e tutto ciò che vedi, di fronte, è una strada libera da lasciarsi alle spalle.
3 - 10 Settembre 2010: Il lungo anello nella Corse du Sud, con tappe a Piana, Bonifacio, Col de Bavella, Solenzara
Primo giorno: da Perugia a Capo Rosso.

A volte, in viaggio, mi soffermo a guardare l'erba delle colline, gli edifici che vi riposano, le rocce che vi affiorano. Accade sempre il primo giorno, quando si lascia casa per raggiungere un nuovo posto, così diverso, così irreale da reclamare attenzione per ogni suo particolare. Colori, forme, suoni, odori. L'aria sulla pelle. In realtà quel luogo non è affatto diverso. E' solo un altro punto sulla terra. Come casa nostra. Allora mi pare di staccarmi dal suolo e osservare tutto dall'alto, un'immensa carta geografica con quei due puntini distanti, così simili, così diversi. Sono io, che sono diverso. Cerco di ripercorrere mentalmente l'intero tragitto, ma mi perdo, perchè l'arrivo mi pare troppo distante dalla partenza; troppo tortuosa, la via. Quante svolte abbiamo fatto, da stamattina? Eppure siamo qui, proprio qui, esattamente dove volevamo arrivare. Siamo qui, a perderci nelle strane sensazioni che percorrono i nostri muscoli. Così, un semplice tramonto diventa meraviglioso; un sentiero tra i cespugli pare vivo mentre ti porta alla meta, e l'orizzonte sterminato, ingestibile. Ci si può perdere in mezzo a tutto ciò, ci si può sentire insignificanti, terribilmente piccoli, spaesati. Eppure, mai così a proprio agio.

Il nostro punto nello spazio è Capo Rosso. E' uno scoglio gigantesco che si eleva per trecento metri sul mare, completamente rosso, completamente roccioso. E' all'estremo sud del Golfo di Porto, in Corsica. Spicca sopra ogni altra linea all'orizzonte, e in cima, ancora rossa, la Tour de Turghiu, piccola torre d'avvistamento genovese. Dormiremo lì dentro, perchè è tardi quando imbocchiamo il sentiero, al termine di una lunga giornata che ci ha condotto sin qui da Perugia, avversando il freddo notturno lungo tutta la tratta fino a Livorno, godendo di un tiepido sole sul ponte del traghetto, assaporando, con la memoria volta allo scorso anno, le secche curve della strada del Niolo, che da Bastia conduce a Porto. Capo Rosso è proprio lì sotto, verso occidente, poco oltre un piccolo paesino di nome Piana.
Uno spazio esiguo separa il sole dall'orizzonte, quando al termine di una faticossisima salita tra le rocce sbuchiamo di fronte alla torre. E' tutto infuocato, color rosso. Sembra di trovarsi nella bocca di un vulcano...
L'acqua del Golfo di Porto (patrimonio dell'UNESCO dal 1983) riposa calma all'ombra della pietra rossa che la circonda.
E' difficile immaginare di poter piantare una tenda lì fuori, sulla roccia. E' difficile anche immaginare di dormire sopra alla torre, per via del forte vento. Quindi dormiremo dentro la torre, sul suolo duro e polveroso, accanto a un vecchio camino.
La Tour de Turghiu, arancio infuocato, a picco sul mare. trecento metri di caduta libera la separano dall'acqua. Ci ospiterà per la notte.
La condizione disagiata non mi impedirà di dormire, anche se d'un tratto, nel buio pesto, delle voci portate dal vento destano la nostra attenzione. Da principio escludiamo categoricamente che qualcuno possa arrivare quassù a quest'ora. Immaginate i nostri volti quando, usciti dal sacco a pelo, osserviamo sfilare un gruppetto di ragazzi tedeschi a torso nudo, carichi come muli, mentre trasportano una bombola di gas(!) e un pentolone da fattucchiera su per la scarpata, alla tiepida luce delle torce frontali. Non sono ancora sicuro che non si sia trattato di un sogno. Se così non è stato, allora hanno bivaccato e gozzovigliato fino a tardi sulla cima della torre, dormendo ubriachi e infreddoliti alla mercé del vento. Chi primo arriva, meglio (si fa per dire) alloggia...
Il rosso sole all'orizzonte, libero da qualsiasi foschia o impedimento, illumina magistralmente il Capo per pochi minuti, fino a scomparire velocemente. Troppo spettacolare, per durare più di una fugace presenza.


Secondo giorno: Plage d'Arone

La sveglia, al solito, ci viene data dalla luce bluastra dell'alba. Dei tedeschi non c'è traccia, né visiva né uditiva. Tra le ipotesi più accreditate, ci sono il suicidio di massa, lo svenimento colletivo da overdose di alcol, o una nostra allucinazione. Nessuno ha il coraggio di salire sul tetto per verificare.
In circa un'ora e mezzo siamo di nuovo alle moto, così provati dal programma intenso del giorno precedente che la decisione di bivaccare alla vicina Spiaggia d'Arone è unanime. Sebbene si dica che tale spiaggia sia oltremodo affolata in estate, a me sembra più uno spaccato di Sahara. I nostri sforzi di procurarci dell'ombra vedono la fine intorno all'ora di pranzo, momento in cui migriamo nel vicino "Camping d'Arone", per piantare le tende e dedicarci a un'intensa e prolungata sessione di riflessione, interrotta quando un leggero appetito ci spinge prima a Piana per procuarci viveri per l'indomani, poi nel ristorante più caro dell'isola, dove le pizze da 15 euro venivano servite dalle aragoste ammaestrate presenti nell'acquario (alle quali poi, per premio, veniva concesso un idromassaggio rilassante in acqua calda).

Terzo giorno: Capo d'Orto

Rinfrancati dall'ozio estremo del giorno precedente, muoviamo alla volta di Capo d'Orto. L'escursione a piedi parte da Piana e s'inoltra in un bosco su di una mulattiera lastricata, regalando una rilassante ascesa fino alle rosse rocce di Capo d'Orto, che vanno percorse lungamente fino alla cima. Da quassù, dopo tre ore di marcia, è possibile ammirare il sottostante Golfo di Porto, Capo Rosso e la dorsale interna dell'isola, che mostra orgogliosa le ardite creste dei suoi monti. Non c'è ombra, ma fortunatamente un piacevole vento rende vivibile la permanenza. Siamo a 1294 m.
Rosse rocce laviche levigate e stondate accompagnano costantemente la salita verso Capo d'Orto, meraviglioso picco costiero che si erige sopra al Golfo di Porto per 1294 metri.
Grazie all'energia di Fabio, frutto del tipico prodotto corso "YOP", considerato doping in alcune discipline sportive, anche la discesa procede piuttosto veloce. Con Gianluca ci vediamo costretti a ingerire la magica pozione per tallonare l'uomo in fuga e mantenere il distacco sotto ai dieci minuti. E' appena ora di pranzo quando siamo di nuovo a Piana: benissimo, abbiamo un'altra mezza giornata di relax al campeggio...

Quarto giorno: da Piana a Bonifacio

Al mattino l'atmosfera è vagamente cupa. Un'aria umida e fredda che ha imperlato nella notte le carene delle moto ci da il buongiorno. L'erba umida rende più difficili le operazioni di stoccaggio del materiale quali tende e sacchi a pelo, che finiscono umidi nelle loro custodie. Ben imbottiti, ci si avvia lungo la strada alla tenue luce del sole mattutino. Direzione Bonifacio.
Il viaggio richiede di fatto l'intera mattinata, inframezzata da un paio di soste per scaldare i provati stomaci con bevande calde. Tuttavia le circa tre ore di marcia sono rese molto più sopportabili dal fascino della strada che frapponendo una serie interminabile di curve tra noi e Bonifacio, diverte e distrae. Ci fermiamo per il pranzo poco prima della nostra meta, in un punto ipoteticamente panoramico che in realtà si è rivelato molto più adatto a una riposante siesta all'ombra delle chiome degli alberi (l'Ermitage de la Trinité). Fabio e Gianluca hanno addirittura provato a raggiungere tramite sentiero il luogo che avrebbe dovuto regalare una prosaica visione sulle bianche scogliere (il monte della Trinité), preferendo poi la siesta dopo patetiche scenette che li vedevano alla ricerca del sentiero introvabile. Tutto per non passare per pigri agli occhi di un pigro.
Ormai, la strada che ci separa dal campeggio Pian del Fosse, lungo la via per il golfo di Santa Manza, è breve. Nel primo pomeriggio, leggermente disorientati dal viaggio, approdiamo al campeggio e montiamo stancamente le tende. Una doccia e un po' di riposo ridanno quel po' di vigore che ci permette di raggiungere, attorno al tramonto, il promontorio di Capo Pertusato. La sensazione ariosa che si respira rende più suggestivo il lento tramonto che si va delinando sulle bianche scogliere di Bonifacio. Ne approfittiamo per scattare un paio di foto e godere di una rilassante passeggiata sul promontorio, fino al Phare du Pertusato.
Un pallido sole riscalda appena le scogliere sotto Bonifacio. Spira una leggera brezza. Il posto è tranquillo, e anche l'amico cane, indigeno del posto, non può che apprezzare questo semplice momento...
Il Phare du Pertusato riposa tranquillo sull'omonimo promontorio, nella luce bluastra che precede la sera...
E' tempo di mangiare. Quale posto migliore per farsi spennare se non un tipico ristorantino negli stretti vicoli di Bonifacio? Risaliamo quindi la strada che ci porta all'antico centro genovese con le nostre moto, e ci immergiamo nella turistica (troppo) Bonifacio, per gustare qualche pietanza cotta al microonde spacciata per prelibatezza locale...

Quinto giorno: Massif de l'Ospédale e Col de Bavella

Al mattino, avverto ancora la spossatezza dovuta ai bistrattamenti dei giorni precedenti. L'operazione di smontaggio e stoccaggio procede più stanca che mai, inframezzata da golosi biscotti che fungono da colazione. Prendiamo la via che torna verso nord, lungo la costa. Più avanti, gireremo verso l'interno dell'isola in direzione del Massiccio de l'Ospédale, con destinazione Col de Bavella. Lungo il viaggio ci concediamo comunque una visita/soggiorno alla spiaggia di Rondinara, che sembrerebbe somigliare a un atollo del pacifico. Ci conduce fin laggù una sconnessa stradina tortuosa, che sfocia in un parcheggio a pagamento deserto (piantonato dal solo custode). Svogliatamente, abbandonate le moto, ci dirigiamo verso la spiaggia, che appare un po' cupa come atollo del Pacifico. Forse la somiglianza si riferisce all'atollo poco dopo una tempesta tropicale... La spiaggia è occupata da tre persone (di numero). Più noi: sei. Ma cerchiamo ben altro: ci scostiamo leggermente verso destra per raggiungere una piccola spiaggetta laterale, pietrosa e assolutamente deserta. Fa piuttosto freddo e immergersi non dovrebbe essere salutare. Un vento leggero accompagnato dal sole velato rende piacevole innanzitutto un riposino sulle rocce, poi qualche minuto di lettura. Ma si sa che Fabio non può rimanere fermo e disattivo a lungo (per via dello YOP probabilmente). A mezza mattinata ripartiamo ancor più stancamente di quanto siamo arrivati. Nel frattempo la spiaggia si è letteralmente riempita, e il parcheggio divenuto stracolmo. Avete presente quelle scene in televisione in cui si vede un luogo in inverno, trasformato nel fotogramma successivo nella vitalità dell'estate? Così era accaduto per noi.
Dopo aver procacciato le indispensabili cibarie, guidiamo su per la montagna dell'interno fino al paesino di Ospédale, dove consumiamo il pasto all'ombra di una pineta. Il tempo non è molto bello. Il cielo appare molto velato e a tratti interamente coperto. La temperatura non è ottimale e l'aria di pioggia si fa incombente. Segue una breve visita al paesino e a U Funtanonu, fonte di acqua tra le più deliziose della Corsica. Infatti, la troviamo secca... Alla fine, rompiamo gli indugi e procediamo verso Col de Bavella, lungo una piacevole strada montana.
Uno dei colli che attraversiamo, nei pressi delle cascate Piscia di Gallo, è avvolto nella nebbia, che veloce come non mai si insinua nel sottobosco per poi svanire rapidamente.
Sul far della sera siamo a Col de Bavella, all'ombra delle famose Aiguilles de Bavella, aguzze torri di roccia che si stagliano alte nel cielo, infilandosi tra le nubi. Lo scenario è suggestivo e meriterebbe sicuramente una foto, ma il desiderio di accomodarsi in un letto dopo quattro giorni vince su tutto, e ci conduce al gite d'étape du Col de Bavella, rifugio escursionistico con camerate fornite di letti a castello. Il posto è indubbiamente spartano, dedicato agli escursionisti del durissimo GR20, che attraversa tutta la Corsica sopra alla sua dorsale montuosa, ma è comunque dotato di letti, ed è ciò che ci vuole per riprendere vigore onde affrontare, il giorno successivo, la Via Ferrata approntata nei pressi di Solenzara, distante pochi chilometri dal Colle.

Sesto giorno: Camping U Rosumarinu

La route de Bavella dovrebbe essere tra le più belle della Corsica. Collega il Col de Bavella con la città di Solenzara, percorrendo la valle scavata dall'omonimo fiume. Però la mattina del sesto giorno è cosparsa di nebbia e nuvole. Pioggia e umidità. La strada è viscida, la visibilità scarsa. Fa freddo. Ogni curva della discesa verso Solenzara è un piccolo esercizio di equilibrismo. Manco a dirlo, le suggestive pareti che dovrebbero adornare i lati della strada, sono coperte. In questo clima, raggiungiamo il luogo della Via Ferrata, pochi chilometri prima della città, dopo una mezz'ora circa. Il posto si sviluppa sopra un'ampia ansa del fiume, costellato di funi e ponti in corda per percorsi semplici e non. Il sole, di tanto in tanto, si affaccia dagli squarci tra le nubi, tanto che a star fermi si suda, con l'abbigliamento pesante. Tuttavia le condizioni meteo sono troppo incerte, e non ci viene concesso di avventurarci lungo la Via.
Ci accoglie il vicinissimo Camping U Rosumarinu, dove abbiamo modo di issare le tende e attendere l'indomani, sperando in un tempo migliore. Basta attendere il primo pomeriggio per ritrovarsi in una bella giornata di sole. Ma orami è tardi per affrontare la Via. Inaspettatamente, il Camping si rivela molto accogliente. Si dilunga accanto al fiume, che con le sue bianche pietre levigate e le sue piscine d'acqua, turchese e limpida, offre un piacevolissimo ambiente per rilassarsi. Tra una lettura e un bagno nella gelata acqua fluviale, il pomeriggio trascorre veloce, per terminare con una pizza nel simpatico ristorantino del camping.
Una piscina naturale lungo il fiume delimitata da bianchi sassi lisci. Scogli più o meno alti, offrono l'opportunità per lanciarsi in tuffo nella glaciale acqua turchese, sperimentando quello che definirei un bagno tonificante...


Settimo giorno: La Via Ferrata

Nel corso della notte, un potente vento ha messo alla prova la robustezza degli ancoraggi delle nostre tende. Alternando frequentemente direzione e intervallando attimi di quiete, ha scosso le pareti della tenda per una buona mezz'ora. Ma il mattino è limpido e fresco. L'ideale per arrampicarsi su per la roccia.
Siamo i primi a raggiungere l'imbocco della via ferrata, dove è possibile noleggiare tutto l'occorrente: imbrago, corda di sicurezza, moschettoni, carrucole, guanti e caschetto. Si parte con una slitta tirolese che attraversa il fiume per raggiungere la parete rocciosa dove si snoda la via. La slitta consiste in una coppia di funi. Nella prima si infila la carrucola a nostra disposizione, agganciata all'imbrago con un moschettone. Nella seconda i due cordini di sicurezza. Poi, col corpo rivolto verso il cielo, in posizione orizzontale, e le mani sopra la carrucola, ci si lascia andare nel vuoto... Una volta sotto alla parete, ci si inerpica sulla roccia aiutati da inserti e scalini in ferro, che permettono l'ascesa verticale della parete. Si sale velocemente, e se si guarda in basso, spesso si scopre l'intera parete fino al fiume. Non è il caso di temere le altezze... Una rete metallica agganciata verticalmente a uno strapiombo, da percorrere con fatica e una certa apprensione, conduce ancora più in alto. Il resto è un susseguirsi di passaggi più o meno difficili (tanto che io, contrariamente a Fabio e Gianluca, bypasso i più ardui affrontando vie più semplici... per pigrizia, eh!). Un paio di ponti tibetani (piedi su una corda, mani su altre due) e tre slitte tibetane, di cui una lunga 200 metri, sorvolando altezze (da affrontare senza guardare in basso...) e piccole valli, riconducono al punto di partenza nel giro di quattro ore. Voila: è ora di pranzo, e il pomeriggio viene di nuovo dedicato al relax consumato lungo e nel fiume Solenzara, fino all'ultima notte da trascorrere in tenda!
Prima di ritirarci, l'ultima sera, abbiamo raggiunto l'ansa del fiume a guardato il cielo stellato. In Corsica, nella maggior parte dei luoghi dove siamo stati, è sempre ben visibile la Via Lattea...


Ottavo giorno: Il ritorno a Perugia

C'è ben poco da dire. Un viaggio più o meno rilassante, durato dalla mattina alla sera, ci ha condotto dal camping fino a Bastia, poi a Livorno, quindi a Perugia. Senza più il sole, lungo l'autostrada, infreddoliti e stanchi, abbandonati da Gianluca che aveva trovato riparo a Livorno, il pensiero di casa si faceva sempre più intenso. Si concretizzerà di lì a poco...
All'altezza del parcheggio per le cascate Piscia di Gallo: la Corsaro di Fabio, unici inconvenienti: problemi all'avviamento dovuti all'ingresso di un microsasso nel blocco accensione (risolto nel giro di un'ora dopo aver smontato inutilmente l'intera moto...), problemi alla trasmissione elettrica del contachilometri (che segnava sempre zero, con buona pace degli autovelox...), consumi da areonautica, che hanno presto ridotto Fabio sul lastrico; la BMW R1100R di Gianluca, impeccabile nell'arco dell'intera settimana (tanto valeva che venisse con una limousine...); la mia Hornet, fermata solamente da un piccolo calo di energia alla batteria, peraltro da me indotto artificialmente per movimentare l'uggiosa mattinata in cui non siamo potuti salire lungo la via ferrata... ;-) Tuttavia l'attenzione dei passanti era tutta per la fiammante Corsaro, sebbene il sesso degli ammiratori la rendesse comunque inutile...
Dal basso in alto: io, Gianluca e Fabio sulla scalinata della Tour de Torghiu, provati dalle quindici ore di avvicinamento. Ancora una volta, una vacanza da ricordare, scandita non solo dalle bellezze della natura corsa ma anche e soprattutto dai ritmi e la compagnia degli amici...
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